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Le condriti sono meteoriti rocciose indifferenziate dotate della stessa composizione chimica dei planetesimi, cioè quei piccoli corpi freddi che si formarono nel sistema solare primordiale. Circa il 5% delle condriti è costituito dalle condriti carbonacee. Le condriti carbonacee contengono acqua e tracce di materiale organico, inclusi a volte amminoacidi. Gli amminoacidi trovati nelle meteoriti sono di vari tipi, una parte di essi sono gli stessi che formano tutti gli esseri viventi sulla Terra. Si pensa che le condriti siano materiale inalterato della nebulosa solare originaria.
Per la rubrica Donne di scienza. Donne che hanno fatto la differenza quando la scienza era per i soli uomini, vi presento: Cecilia Helena Payne coniugata Gaposchkin o Gapoščkin (Wendover, 10 maggio 1900 – Cambridge, 7 dicembre 1979) fu un'astrofisica anglo-statunitense, nota per il suo contributo alla comprensione della composizione delle masse stellari.
Il minimo solare che stiamo attraversando in questo periodo è il periodo di minore attività del Sole nel ciclo solare; durante questo periodo, l'attività delle macchie solari e dei flare tende a diminuire, fino a diventare quasi assente per diversi giorni consecutivi. La data precisa del minimo si ricava misurando per dodici mesi l'attività delle macchie solari in un periodo di apparente minore attività, quindi l'identificazione precisa della data può avvenire solamente sei mesi dopo la data reale del minimo.
Migliaia di galassie riprese nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble.
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Urano è dotato di due sistemi di anelli, uno interno e l'altro esterno. In totale Urano possiede 13 anelli distinti di cui 11 nel sistema interno e 2 in quello esterno. La sonda spaziale Voyager 2 ha fotografato il sistema di anelli interno nel 1986. Il sistema di anelli esterno è invece composto da due anelli scoperti nel 2005 analizzando le immagini riprese dal telescopio spaziale orbitante Hubble. Gli anelli sono nel piano dell'equatore di Urano perpendicolari all'orbita del pianeta rispetto al Sole. Sono formati da materiale fine e molto scuro, probabilmente sono costituiti principalmente da polvere e non da ghiaccio come gli anelli di Saturno spiegando così la loro così scarsa luminosità.
Ha appena sfiorato il Sole, schizzando a tutta velocità tra le fiamme della corona, dove la temperatura supera i due milioni di gradi. E ha 'telefonato' a Terra per dire che va tutto bene. La sonda della Nasa Parker Solar Probe, col suo primo passaggio attorno alla nostra stella, ha infranto due record in una volta sola. È l'oggetto più veloce mai costruito dall'uomo, ha superato infatti i 340.000 chilometri all'ora (da Bologna si arriverebbe a Firenze in un secondo) e anche quello che si è avvicinato di più al Sole, arrivando a meno di 24 milioni di chilometri dalla sua superficie.
Il Voyager Golden Record è un disco per grammofono inserito nelle due sonde spaziali del Programma Voyager, lanciato nel 1977, contenente suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra. È concepito per qualunque forma di vita extraterrestre o per la specie umana del futuro che lo possa trovare. La sonda Voyager impiegherà 40.000 anni per arrivare nelle vicinanze di un'altra stella. Le probabilità che venga trovato da qualcuno sono estremamente remote in rapporto alla vastità dello spazio interstellare. Il contenuto del disco venne selezionato per la NASA da una commissione guidata da Carl Sagan della Cornell University. Il dottor Sagan e la commissione misero insieme una varietà di 115 immagini e un gran numero di suoni naturali, come quelli prodotti dalle onde, dal vento, dai tuoni e suoni prodotti da animali, come il canto degli uccelli e quello delle balene. Con questi venne inserita una selezione musicale proveniente da diverse culture e diverse epoche, oltre ai saluti di abitanti della Terra in 55 lingue diverse e la riproduzione del messaggio del presidente degli Stati Uniti d'America Jimmy Carter e del Segretario generale delle Nazioni Unite Kurt Waldheim.
Carl Edward Sagan (New York, 9 novembre 1934 – Seattle, 20 dicembre 1996) è stato un astronomo, divulgatore scientifico e autore di fantascienza statunitense. Dopo che la sonda Voyager completò la sua missione primaria, Carl suggerì alla NASA di girarla per farle scattare una foto della terra dalla distanza di un miliardo di kilometri, 4 anni dopo ne uscì un bellissimo e intenso discorso chiamato Pale Blue Dot, Pallido Puntino Blu, ovvero il nostro piccolo pianeta.
«Farout», «molto lontano». Con questo nome è stato ribattezzato «2018 VG18», il pianeta nano più distante dal Sole appartenente al nostro Sistema solare. Lontano dal nostro astro 120 volte la distanza Terra-Sole, cioè tre volte e mezza più distante di Plutone (il pianeta più esterno), è rosa e ghiacciato. A scoprirlo sono stati tre astronomi americani, che l’hanno individuato grazie al telescopio giapponese Subaru, sul vulcano Mauna Kea delle isole Hawaii, come ricorda Space.com. A chi si deve la scoperta? Ai tre astronomi, Scott Sheppard, della Carnegie Institution for Scienze americana, David Tholen, dell’Università delle Hawaii, e Chad Trujillo, dell’Università dell’Arizona Settentrionale, che stavano esplorando i confini del Sistema solare a caccia del fantomatico «Pianeta 9», quando si sono imbattuti in «Farout» (del quale ancora non si conosce l’orbita esatta). Per ora, ha chiarito Tholen, «conosciamo solo la sua distanza estrema dal Sole, il suo diametro approssimativo, di almeno 500 chilometri, e il suo colore rosato, tipico dei mondi ghiacciati. Sappiamo però che, a causa della sua distanza, Farout impiega più di mille anni per compiere un’orbita completa attorno al Sole».
L'onda gravitazionale è una perturbazione dello spaziotempo che si propaga con carattere ondulatorio. Esistono diversi rivelatori di onde gravitazionali, ma in pochi casi è stato possibile interpretare i dati sperimentali in modo chiaro e univoco. L'evento più significativo è stato annunciato l'11 febbraio 2016 dalla collaborazione LIGO/VIRGO, che nel settembre 2015 ha misurato onde gravitazionali causate dalla collisione di due buchi neri. La verifica sperimentale dell'esistenza delle onde gravitazionali ha fornito un'ennesima conferma della teoria della relatività generale e aperto nuove prospettive di studio in campo astrofisico.
Un'ipernova viene definita come un particolare tipo di supernova, e si crea quando una stella almeno 40 volte più massiccia del nostro Sole termina il suo combustibile nucleare e collassa direttamente in un buco nero. Un'ipernova è l'evento più energetico dell'universo, basti pensare che l'esplosione più grande che potete immaginare con la vostra mente non si avvicina minimamente a quello che è in grado di creare. Quando esplodono stelle 150 volte più grandi del nostro sole, vengono prodotte delle sorgenti luminose potentissime grazie al rilascio, in pochissimi secondi, di una quantità di energia che il Sole produce in 10 miliardi di anni (tutta la sua durata). Se volete è la stessa quantità di energia di 10 trilioni di trilioni di miliardi di bombe da 1 megatone! Una supernova rilascia molta energia, capace addirittura di eclissare una galassia per settimane o per mesi, ma l'ipernova, oltre ad essere più rara, è ancora più potente.
Oggi parliamo di una stella più grande di una supernova, oggi parliamo di una possibile ipernova, parliamo di Eta Carinae. Eta Carinae è una stella binaria la cui componente principale è una ipergigante blu. Situata nella costellazione della Carena prima della scoperta di R136a1 era la stella più massiccia conosciuta ed una delle più luminose (5 milioni di volte più del Sole). La stella si trova all'interno di una vasta e luminosa nebulosità nota come Nebulosa della Carena ed è circondata da un inviluppo eruttato dalla stella stessa, che prende il nome di Nebulosa Omuncolo. Data la sua massa ed i fenomeni di instabilità manifestati dall'astro, gli astronomi ritengono che la stella esploderà in supernova o addirittura ipernova entro il prossimo milione di anni, anche se non si esclude che ciò possa accadere da qui a qualche migliaio di anni. Ma come esplode un'ipernova? Lo scopriremo stasera insieme.
Gli anelli di Saturno sono destinati a scomparire. A rivelarlo è un team di esperti sulla base dei dati della sonda Cassini che dal 2004 al 2017 ha orbitato intorno al pianeta scoprendone i segreti. Ci vorranno circa trecentomila anni affinché il materiale che compone le suggestive formazioni verrà assorbito dall’attrazione gravitazionale del pianeta gassoso o si allontanerà nello spazio aperto. Le informazioni rese note dal team di studiosi rappresentano una sostanziale conferma degli studi realizzati grazie a Voyager. Negli anni ottanta la sonda rivelò come gli anelli fossero composti soprattutto da ghiaccio frammentato, costantemente colpito dalle radiazioni del Sole e dalle meteoriti. [Da: scienzenotizie.it]
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